Viaggio in Islanda

Ognuno di noi ha la sua “coperta”, che fa sentire bene, al sicuro. E importanti. Quella, insomma, che fa rendere al meglio. Per l’atleta, ad esempio, è la tuta da gara, per l’uomo d’affari l’abito elegante, per la donna un vestito in grado d’esaltarne le forme. Per Guido è la divisa da ufficiale, con l’aquila da pilota, che gli è costata tanta fatica, ma che gli ha permesso di fare cose straordinarie. E di diventare qualcuno. Senza l’“abito azzurro” l’inverno tortonese gli sembra ancor più freddo e vuoto: una “coperta”, la divisa, che Guido ha imparato ad apprezzare in ventun indimenticabili mesi, nei quali si è sentito a proprio agio, come mai gli era capitato prima.

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Il cuore di Guido accelera, in parallelo, come fosse un pistone. La manetta è al massimo e il “Caproncino” avanza, avanza ancora, artiglia l’erba con bella decisione. L’aereo prende slancio e si libra leggero da terra, dopo poche decine di metri, sorprendendo Guido per la rapidità della manovra. “Accidenti, sto già volando! Allora è questo che si prova… Che meraviglia. Sto galleggiando in un’altra dimensione. Guarda lì in basso, l’hangar, gli alloggi, i compagni… È tutto così piccolo, così insignificante…”.

 

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